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12 luglio 2015

Expo2015: arrogante e ipocrita, bella e miracolosa (ma anche no)


Non riuscivo proprio a capire che cosa avrei dovuto aspettarmi da Expo e per questo ero curiosa di andarci. È un evento che non ho mai seguito prima di questa edizione, mai capito da dove nascesse né perché si facesse, e quindi mai informata.
Il primo e unico ricordo che ho di Expo prima che arrivasse in Italia era questo:

Hannover 2000 ha avuto la colonna sonora dei Kraftwerk.
Qual era il tema? Non lo so. Ma i Kraftwerk me li ricordo eccome.

Da quando 5 anni fa la Moratti è riuscita a portare Expo in Italia se n’è parlato tanto, tantissimo. Tutti i problemi che si trascina dentro ci sono venuti addosso come un treno e così mi è entrata in testa per forza.
Mi interessa il tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”? Certamente sì, mi interessa come i diritti umani e civili, come la pace e la povertà nel mondo… ma è un po’ ampio per farmi venire i brividi o per accendermi qualche lampadina, forse anche un po’ astratto. Fosse stato solo per il tema, a quest’ora non ci sarei andata.
In questi mesi non sono riuscita a trovare informazioni esaustive neanche dalle fonti ufficiali (sito web, app): perché andarci, come organizzarsi, che cosa fare, perché esiste… niente. Provate a cercare qualcosa e ditemi se riuscite a raccapezzarvi (consiglio: sulla pagina di Wikipedia le informazioni che cercavo erano molto più chiare che altrove).
Dagli scampoli raccolti qui e là, ho capito che si tratta di un evento che costa una cifra e uno sforzo organizzativo incomprensibili ai più, cosa che desta inevitabili dubbi, polemiche, contestazioni. Expo oggi viene ricordata di più per queste cose che per quello che vi si trova o per quello che lascerà.
Ora che l’ho vista, un’opinione ce l’ho.

Che cosa siamo riuscite a vedere in un giorno intero

Davvero poco rispetto a quello che è possibile vedere a Expo. Abbiamo iniziato con il padiglione del Giappone, 50 minuti di visita anticipati da 50 minuti di coda per entrare.

#ExpoMilano2015 padiglione Giappone sala 1

Un video pubblicato da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

#ExpoMilano2015 padiglione Giappone sala 4. Sbavo. Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

#ExpoMilano2015 padiglione Giappone: il Ristorante del futuro

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Prenotazione della visita alle torri del padiglione Svizzera (uno dei pochi che ha pensato di distribuire biglietti free per tagliare le code), visita veloce al padiglione Brasile

salire al secondo piano del padiglione Brasile passando per la rete non è una passeggiata! #ExpoMilano2015 Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

#ExpoMilano2015 Padiglione Brasile

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#ExpoMilano2015 Padiglione Brasile Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

… e visita al padiglione Corea.

#ExpoMilano2015 padiglione Corea

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#ExpoMilano2015 padiglione Corea: dentro l’anfora gigante. Fermentazione e Conservazione le soluzioni della Corea per nutrire il pianeta Un video pubblicato da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

#ExpoMilano2015 padiglione Corea

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#ExpoMilano2015 Padiglione Corea Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

Pranzo nei chioschi con 10 €, e dopopranzo a curiosare nei cluster del caffé e del cioccolato. Volevo capire cosa fossero, ‘sti benedetti cluster, e speravo di poter visitare l’Etiopia (che c’era).

#ExpoMilano2015 prendiamo il caffé nel cluster, il piccolo angolo per l’Etiopia. Qui si può anche assaggiare la cucina etiope. Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

Dopodiché il gruppetto si è diviso in 2 coppie: noi siamo andate a visitare Azerbaijan (10 minuti di coda e 20 minuti di vista) ed Emirati Arabi Uniti (90 minuti di coda e 30 minuti di visita), giocandoci così praticamente tutto il pomeriggio.

dopo 90 minuti di coda finalmente entriamo nel padiglione EAU #ExpoMilano2015

Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

Il padiglione degli EAU era uno di quelli con la coda più lunga ed uno dei pochi su cui avevo sentito dire cose mirabolanti, perlomeno dal punto di vista tecnologico. L’altra coppia è riuscita a vedere diverse cose, tra cui il padiglione della Santa Sede (sì, avete letto bene) e quello della Svizzera che, a quanto pare, nella sua semplicità è stato uno di quelli che è riuscito a far passare al meglio i suoi concetti. Giornata finita con una piccola spesa quotidiana nel supermercato del futuro di Coop, poi a mangiare cucina coreana Hansik e a guardare gli effetti speciali dell’albero della vita.

Impatto iniziale

Che effetto mi ha fatto entrare e camminare per Expo?

“Una via di mezzo tra Gardaland e la Biennale di Venezia”* è il paragone più azzeccato sentito finora. A costo di sembrare snob, ora che è passato qualche giorno, aggiungo anche una sensazione retrò, tipo quella che mi provoca il circo. Nonostante questo, alla fine mi dico: “Bella però.” E non so bene perché.

* Grazie Biljana per il suggerimento :) Sono passate 3 settimane e faccio fatica a trovare una giustificazione a quello che ho visto rispetto a quello che (mi sembra di aver capito) dovrebbe essere. Se è vero che l’esposizione universale dovrebbe essere una specie di tavola rotonda aperta che discute sul tema dato, descrivendo i problemi, presentando soluzioni e iniziando ad attuarle, beh, ecco, dalla visita ad Expo tutto questo non arriva nel modo più assoluto. Sembra più una dimostrazione di forza muscolare, in cui ogni Paese rappresenta sé stesso e le sue proposte, usando per forza di cose un registro comunicativo stonato e sballato rispetto al tema. Il risultato è che ogni Paese offre di sé stesso un’immagine macchietta e turistica e propone soluzioni individuali, isolate, parziali. Montagne che partoriscono topolini.

Miracolo! (Ma anche no)

A marzo mi trovavo a Milano. Non mi ero accorta di aver prenotato un hotel con vista su Expo in costruzione. 3 mesi fa era così: marzo Ora l’ho vista finita, ci ho girato, sono salita e scesa su gradini e stand, siamo incolumi e, sorprendentemente, le cose che devono funzionare funzionano… tipo il parcheggio, il bus navetta, cose così… Scusate se mi sbilancio, ma mi viene di gridare al miracolo. Non riesco a capacitarmi di come ci siano riusciti. Se ripenso alle comunicazioni girate sui social nei mesi scorsi mi vengono le vertigini, ma la proporzione del miracolo mi sembra così grande che lo squallore di certe cose viste e giustamente ridicolizzate in vario modo online mi sembrano ben poca cosa rispetto all’essere riusciti a costruire una roba del genere in tempo. Poi, esaurito l’effetto sorpresa, riascolto i Kraftwerk per Hannover 2000 e penso che gli scandali abbiano gettato un’aspettativa così bassa sull’evento che il fatto che i servizi funzionino, che ci sia quello che deve esserci… ecco, tutto questo è semplicemente il minimo ed è eloquente che mi abbia sorpreso e direi quasi entusiasmato. Sì, a mio parere da Expo2015 non torni con niente di più. Obiettivi, ambizioni, visione, prospettiva, comunicazione, arte… niente. È passato qualche giorno e cerco di scovare se in testa ho un frammento di un’emozione anche solo tipo quella che mi lascia la colonna sonora dei Kraftwerk per Hannover 2000 e no, semplicemente non c’è.

Bella

Avevo letto che non c’era ombra, che sarebbe stato un delirio girarla, che anche il più squallido panino avrebbe avuto prezzi improponibili.

#ExpoMilano2015 il Decumano coperto dalla tensostruttura ci regala tanta tanta ombra   Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

Ma il Decumano è totalmente coperto dalle tensostrutture, ci sono fontanelle che distribuiscono gratuitamente acqua naturale e frizzante (verranno spostate in città finita l’Expo), ci sono molte aree per sedersi all’ombra. Alcuni padiglioni e i cluster sono architettonicamente spettacolari. Non so come possa essere una visita fatta in una giornata di pioggia, però. Tutto bello quindi? Agli occhi del comune visitatore a me sembra di sì.
Io però seguo Crozza…

Arrogante

Esposizione ok, ma… “universale” dove? de che? perché?
Dice Wikipedia che gli Stati del mondo sono 204 (dell’universo non so). Gli Stati partecipanti all’Expo 2015 sono 137 + 4 organizzazione internazionali. 67 Stati stanno in un altro universo, evidentemente.
137 potrebbe sembrare comunque un gran numero, ma va diviso in Padiglioni Nazionali (self-built) e Cluster: i padiglioni self-built sono aree di terreno grandi che gli Stati più ricchi hanno potuto comprarsi. Chi non aveva abbastanza soldi poteva comprarsi un’area più piccola, finendo dentro un cluster tematico.
Chi manca? A me balza agli occhi l’assenza di tutti i Paesi scandinavi, che considero un esempio assoluto di civiltà. Chissà come stanno usando i soldi che hanno risparmiato non partecipando…
Mi viene un dubbio: ma il padiglione di McDonald’s o quello della Coca-Cola sono conteggiati come Stati?

Ipocrita

Cluster e big brand, tema proposto e soldi spesi… tutto questo è clamorosamente sotto gli occhi del visitatore, o almeno davanti ai miei. Se ci fossero stati solo i Padiglioni Nazionali, la contraddizione non sarebbe stata lì, sfacciata ed evidente. E invece, trovare il padiglione di Coca-Cola o McDonald’s è semplicemente ridicolo. Non ci sono altre parole.
Anche il concetto dei cluster presentato così come lo si può vedere a Expo è in totale contraddizione con i nobili obiettivi proposti dal tema. Il cluster del cacao e cioccolato è spudoratamente presentato da Pernigotti e Lindt, stand che emettono scontrini a manetta, mentre di fianco ci sono questi mini-padiglioni di Camerun, Costa d’Avorio, Cuba, Gabon, Ghana e Sao Tomé Principe: pochi metri quadri, poco o niente da far vedere, nessuna specialità da assaggiare e pagare (vai da Lindt o Pernigotti, se è questo che vuoi). E il cluster del caffé è uguale. Qui troneggia Illy, ci si bulla con le foto di Salgado e poi si visitano i ghetti di Burundi, El Salvador, Kenya, Ruanda, Uganda, Yemen, Etiopia, Repubblica del Guatemala, Repubblica Dominicana, Timor-Leste. Almeno qui il caffé in Etiopia ho potuto pagarlo e gustarlo secondo la loro tradizione e se avessi voluto avrei potuto mangiare qualche specialità della loro cucina.

C’è una pubblicità degli anni ’80 che rappresenta bene l’effetto che mi hanno fatto i cluster:

Colonie.
Quanti Stati hanno un padiglione self-built? E quanti stanno nei cluster? Non avendo trovato questa informazione da nessuna parte, ho contato gli Stati contenuti nei cluster, così come li ho letti sul sito di Expo: sono 66 (o giù di lì). Significa che il 45% di Expo è presentata, almeno ai miei occhi, come una colonia… oh, scusate, volevo dire cluster.

Dei soldi spesi e dei big brand che hanno spazi grandi come i padiglioni degli Stati non c’è molto da dire. È incommentabile. Qualche tempo fa a cena con gli amici ci chiedevamo se qualcuno di noi avesse capito il senso di questa esposizione internazionale e nessuno di noi riusciva a spiegarlo o capacitarsi. Io sono tra quelli che pensano che le cifre spese siano totalmente assurde. Expo 2015 avrebbe molto più senso, chessò, se invitasse gli Stati a spendere gli stessi soldi per realizzare almeno un progetto concreto in linea con il tema. Ma l’edizione del 2020 è già assegnata e sarà a Dubai.
Faccio veramente fatica ad avere speranza in un futuro più bello per questo evento.

Dovrei dire qualcosa sul fatto che la Santa Sede abbia un suo padiglione self-built, ma non ci riesco.

3d mapping, digital signage e… musical

Tanto digital signage, tante persone che li usavano per orientarsi e poi via a visitare i padiglioni. Tanti padiglioni hanno proposto ambienti animati da 3d mapping, creando un effetto magico. Il più riuscito è stato senza dubbio quello degli Emirati Arabi Uniti, tecnologicamente evolutissimo (i contenuti del messaggio, invece, li ho trovati naïf e in qualche modo vagamente violenti).

Ok, la terza sala del padiglione EAU è una gigantesca proiezione 3D da paura #ExpoMilano2015 Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

Tra i padiglioni che ho visitato, molti invitavano a scaricare l’app per proseguire o approfondire l’esperienza di visita, ma solo l’app del Giappone ha proposto contenuti integrati (in modo un po’ troppo grezzo, a mio avviso) tra smartphone ed esposizione.

#ExpoMilano2015 padiglione Giappone sala 3: Biodiversità.   Una foto pubblicata da Ilaria Mauric (@ilariamauric) in data:

In questa sala del padiglione giapponese, lanciando l’app dedicata si inserisce lo smartphone in una delle tante fessure visibili sotto a questo tavolo ed è possibile trascinare con le mani le immagini che piovono giù videoproiettate dal cilindro. L’idea è quella di portarsi a casa (cioè nel proprio smartphone) delle cartoline dal Giappone. Ha funzionato? Il riconoscimento del telefono sì, la selezione delle immagine insomma, lo storage delle immagini trascinate nel telefono direi di no (non c’è traccia di quelle immagini nel mio smartphone, o almeno credo.)

Tutte le altre mi sono sembrate inutili, per il semplice motivo che

nessuna delle app valeva la mia distrazione dall’esperienza di visita, che è totalmente immersiva.

È sorprendente quanto spesso ci si scordi di un principio così semplice quando si progettano contenuti per dispositivi di questo tipo.

E i musical? Sì, alcuni padiglioni proponevano spettacoli musicali e cantati. L’effetto era più stucchevole che divertente, ma tant’è.

Menzione speciale: il Future Food District di Coop

Questo post è troppo lungo e se inizio a parlare anche del supermercato del futuro di Coop diventa interminabile. A questo argomento vorrei dedicare un post a parte, spero di riuscirci. Quest’anno stiamo seguendo un progetto che è attinente a quanto ho visto qui e ho un po’ di pensieri sparsi che tirerò giù pian piano.
Se ci andate, provate a fare la spesa qui. Sarei felice di conoscere la vostra opinione.

Expo2015 è costosa? Abbastanza

Mangiare nei ristoranti può costare dai 20 ai 50 € per persona, ma è pieno di chioschi e baretti in cui puoi trovare panino e birra a 10 €. Sono prezzi altini, sì, ma non al limite del furto come avevo letto i giro. Noi abbiamo fatto pranzo con 10 €, caffé e birretta altri 6/7 € a testa e cena Hansik nel padiglione Corea, 25 € a testa.
Quanto costa una giornata all’Expo? a noi è costata 32 € di biglietto comprato in prevendita (oggi ne costa 39), 4 € a testa di parcheggio giornaliero prenotato a Trenno (bus navetta gratuita fino alle 23) e 45 € per mangiare tutto il giorno. Quindi per una visita a Expo (escluso il viaggio a Milano) consiglio di preventivare quei 100 € che consentono di andare lì e divertirsi.

Dovete andarci? Per me sì.

Nonostante tutto. Non si può parlare di Expo senza averla vista.
Se decidete di andarci, segnatevi i padiglioni che vi interessano ma preparatevi a disattendere completamente i vostri programmi. Schedulare la giornata e pensare di riuscire a vedere tutto quello che vi siete appuntati è semplicemente impossibile.
Expo fa venire voglia di viaggiare. Tornando a caso volevo andare dritta a comprarmi non so quanti biglietti aerei per viaggiare e vedere Paesi che non conoscevo o ai quali non avevo mai pensato.
Ci sono moltissimi padiglioni che non sono riuscita a vedere e per cui mi è rimasta curiosità. Nonostante le cose che ho scritto fin qui, non escludo di tornarci per vederli, esattamente come tornerei a Mirabilandia per provare una nuova giostra su cui non sono riuscita a salire a causa delle troppe file.

L’Expo ha senso? Se non si è ancora capito, così per com’è adesso per me no. Non ce l’ha, esattamente come non ce l’hanno eventi tipo i mondiali di calcio in Qatar nel 2022. Ripensandoci a freddo, a mio parere Expo così com’è concepita oggi è una follia che purtroppo ci rappresenta fin troppo bene.

7 Commenti
  • Alessandro Mininno
    Lug 12, 2015 alle 21:28

    Ciao Ilaria, lavoro da Expo e ho letto con interesse il tuo lungo post.
    Le esposizioni universali sono dei parchi a tema, non degli organi politici o decisionali. Il loro obiettivo non è risolvere dei problemi epocali o indagare un tema in modo esaustivo: l’obiettivo è intrattenere delle famiglie con bambini, per una giornata.

    L’effetto collaterale è l’impatto economico sul territorio.

    Se lo leggi sotto quest’ottica, capisci che Mc donald e coca cola hanno perfettamente senso.
    :)

    Se vuoi, quando torni, scrivimi due righe che ti offro un caffè.

  • Ciao Ilaria, dopo averti conosciuta e apprezzata alla #GGDBrescia6, ti leggo con piacere, visto che hai perfettamente interpretato il mio pensiero e le mie sensazioni.
    Ciò che bisogna chiedersi non è che valore ha Expo così com’è, ma come avrebbe potuto essere utilizzando correttamente l’immensa somma che ha impiegato la sua realizzazione. Credo che si sarebbero potuti assolvere sia gli obbietti citati da Mininno, sia quelli contemplati nel mio e nel tuo immaginario!

  • Caspita, bel post davvero, stavo valutando se andarci prima che lo chiudano…vedremo, intanto grazie, molto utile!

    S.

  • Grazie! Se ci vai, quando torni fammi sapere che ne pensi :)

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