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	<title>Ilaria Mauric &#187; lavoro</title>
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	<description>art director e designer per interfacce web</description>
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		<title>Al Seatec, per raccontare l&#8217;approccio alle ui custom dei dispositivi per superyacht</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 07:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mauric</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 16 febbraio, al Seatec di Carrara, sarò relatrice al convegno &#8220;Technology+Design &#8211; Tecnologia custom per un design senza limiti&#8221; , in qualità di responsabile del design delle interfacce per Videoworks. Gli altri relatori dell&#8217;evento / tavola rotonda, organizzato da Team Italia e moderato da Gianluca Fenucci di ISA Yachts, saranno l&#8217;architetto Tommaso Spadolini, l&#8217;architetto Andrea Vallicelli, l&#8217;ingegnere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì 16 febbraio, al <a title="il sito web dell'evento/rassegna" href="http://www.sea-tec.it/it/eventi/calendario-iniziative-2011.asp" target="_self">Seatec</a> di Carrara, sarò relatrice al convegno <a title="leggi la notizia sul sito di Videoworks" href="http://www.videoworks.it/archivio_news.htm?F974CDBD3A27844C92B81181C343D02A" target="_self">&#8220;Technology+Design &#8211; Tecnologia custom per un design senza limiti&#8221;</a> , in qualità di <strong>responsabile del design delle interfacce per</strong> <a title="il sito web di Videoworks" href="http://www.videoworks.it/yacht/index.htm" target="_self">Videoworks</a>. Gli altri relatori dell&#8217;evento / tavola rotonda, organizzato da <a title="il sito di Team Italia" href="http://www.team-italia.it" target="_self">Team Italia</a> e moderato da <a title="Gianluca Fenucci su Linkedin" href="http://it.linkedin.com/pub/gianluca-fenucci/17/bb3/836" target="_self">Gianluca Fenucci</a> di ISA Yachts, saranno l&#8217;architetto <a title="il sito web dell'architetto Spadolini" href="http://www.spadolini.it/tommasospadolini.php" target="_self">Tommaso Spadolini</a>, l&#8217;architetto <a title="chi è Andrea Vallicelli" href="http://www.praneta.it/joomla/architetto" target="_self">Andrea Vallicelli</a>, l&#8217;ingegnere <strong>Massimo Petrini</strong> di <a title="vai al sito CRN" href="http://www.crn-yacht.com/welcome.jsp" target="_self">CRN</a>, <strong>Massimo Minnella</strong> di Team Italia, l&#8217;ingegnere <strong>Vicko Jankovic</strong> di <strong>Isel</strong> e l&#8217;ingegnere <a title="Alessandro Gallifuoco su Linkedin" href="http://it.linkedin.com/pub/alessandro-gallifuoco/0/111/976" target="_self">Alessandro Gallifuoco</a> di Benetti Yachts.<br />
<img class="aligncenter size-full wp-image-1393" title="Progettare gesti quotidiani" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2011/02/progettare_gesti_quotidiani.png" alt="" width="480" height="342" /></p>
<p><span id="more-1381"></span>Una delle attività di Videoworks consiste nel fornire <strong>soluzioni e sistemi integrati per  la nautica</strong> (audio/video da un lato e domotica dall&#8217;altro). Il mio intervento al Seatec segna l&#8217;inizio della mia <strong>collaborazione con l&#8217;azienda</strong>, che mi vedrà impegnata nella <strong>progettazione delle interfacce</strong> che integrano questi sistemi. Abbiamo già avviato i primi lavori e, nel mio breve intervento a Carrara, spiegherò come li stiamo approcciando (parlo al plurale, perché come sempre lavoro in team con gli sviluppatori) e quali novità stiamo inserendo.</p>
<p>La progettazione di questo tipo di interfacce mi sta mettendo di fronte a <strong>un panorama totalmente diverso dal web. </strong>Per esempio:</p>
<ul>
<li>si parla di <strong>singolo utente finale (o al massimo di ristretto gruppo di utenti finali)</strong>. Il rapporto è quasi diretto, quindi l&#8217;interfaccia progettata è profondamente <strong>custom e adattabile all&#8217;ambiente</strong> in cui verrà usata.</li>
<li>tutti i dispositivi funzionano collegati a una <strong>LAN</strong> e rispondono a una <strong>necessità concreta</strong>: voglio spegnere la luce, voglio ascoltare un brano….</li>
<li>dobbiamo <strong>integrare singole sorgenti</strong>, ognuna delle quali ha un suo telecomando o sistema di controllo, che rappresenta una serie di <strong>pattern acquisiti</strong>. Per esempio, il controllo delle luci o delle tende può essere gestito dallo stesso device che controlla anche tutti i sistemi audio e video. Va detto, però, che <strong>spesso l&#8217;utente conosce solo una parte delle potenzialità del sistema acquistato</strong> (situazione direi molto comune anche nelle nostre vite… quanti di noi conoscono il senso di tutti i bottoni dell&#8217;autoradio &#8211; a parte <a title="Ale non apre il pacchetto finché non ha finito di leggersi il manuale" href="http://www.twitter.com/violo">Ale</a> che studia a memoria il libretto di istruzioni?). In altri casi, l&#8217;utente preferisce <strong>avere un controllo semplificato di alcuni dispositivi</strong>, perché sa che non userà mai alcune delle funzioni complesse.</li>
<li>nel mondo degli yachts, i dispositivi finali di controllo generale si presentano con un&#8217;interfaccia touch affiancata da alcuni tasti fisici che svolgono alcune funzioni comuni (anche queste personalizzabili). Questi dispositivi non consentono interazioni di tipo slide o drag e non restituiscono feedback animati. Di conseguenza, l&#8217;<strong>arrivo di iPad ha rappresentato un mini-terremoto di aspettative e opportunità</strong>. Ma finché i tablet non saranno uno standard, bisogna ragionare con i device attuali e le rinnovate aspettative dell&#8217;utenza.</li>
</ul>
<p>In questo settore, <strong>la progettazione delle interfacce è una questione aperta e molto sentita</strong> e il team di Videoworks si è dimostrato fin da subito estremamente disponibile e intenzionato a farmi capire le peculiarità e le sfumature della loro attività. I risultati che vogliamo raggiungere e che inizierò a mostrare a Carrara rappresentano proprio questo lavoro di squadra e il <strong>cambio di approccio alla progettazione della ui voluto da Videoworks</strong>.</p>
<h6>Per inciso</h6>
<p><a title="Maurizio Minossi, fondatore e direttore tecnico di Videoworks" href="http://it.linkedin.com/in/mauriziominossi" target="_self">Maurizio</a> mi ha raggiunta su Linkedin. Vista la sua dimestichezza con i network, non ha fatto molta fatica a raccogliere informazioni di &#8220;peso&#8221; su di me. Così, il tempo speso a presentarci è stato davvero il minimo indispensabile.</p>
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		<title>Prodotto vs processo.</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 09:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mauric</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[businessmodel]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>

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		<description><![CDATA[In questi giorni, dal post di Alberto, è nato un bel trend su FriendFeed, proseguito anche su Twitter. Alberto ha invitato a portare il cliente a ragionare sui processi, piuttosto che a vendergli un prodotto. Cristiano non è d&#8217;accordo, perché dice che il cliente vuole un prodotto nel 99% dei casi e pensa che questa affermazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, dal <a title="Leggi &quot;Contro i mockup pre-contrattuali&quot;" href="http://www.mucignat.com/blog/archives/2188-contro-i-mockup-pre-contrattuali.html" target="_self">post di Alberto</a>, è nato un <a title="tra i vari commenti, ce n'è uno che ha scatenato il trend su Twitter" href="http://ff.im/uZjqo" target="_self">bel trend su FriendFeed</a>, proseguito anche <a title="inizia da qui" href="http://twitter.com/#!/extrategy/status/13341742497533952" target="_self">su Twitter</a>.<br />
Alberto ha invitato a portare il cliente a <strong>ragionare sui processi</strong>, piuttosto che a vendergli un prodotto. <a title="il suo tweet" href="http://twitter.com/areaweb/status/13689748006633472" target="_self">Cristiano non è d&#8217;accordo</a>, perché dice che il cliente vuole un prodotto nel 99% dei casi e pensa che questa affermazione sia puro realismo. A me sembra che Twitter in questi casi non aiuti, perché fa sparare cifre un po&#8217; a caso, un po&#8217; troppo assolutiste. E comunque la provocazione di Cristiano mi sembra <strong>più fatalista che realista</strong>. Se così fosse, dovrei alzare le mani e <strong>arrendermi ogni volta che il cliente chiede qualsiasi cosa</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1274" title="Il cliente non ha sempre ragione" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2010/12/cliente.png" alt="" width="480" height="360" /></p>
<p><span id="more-1275"></span></p>
<p>Come esempio, Cristiano dice: <a title="su Twitter, il botta e risposta" href="http://twitter.com/#!/areaweb/status/13902511257690112" target="_self">&#8220;Credo (mi illudo, mentendo a me stesso) di voler andare per gradi, poi quello che voglio è la classica PNG! Eddai!&#8221;</a>. Un esempio del genere a mio parere è un po&#8217; fuori tema. Non capire che il cliente faceva richieste assurde perché in realtà voleva una png significa <strong>non avere una buona comunicazione con lui</strong>. Io sono d&#8217;accordo con chi dice che per scoprire cosa voleva esattamente, l&#8217;unico modo è andare per gradi. Non facendolo, seguendo l&#8217;esempio di Cristiano, si finisce col fare tutto acriticamente, con vari bagni di sangue, per capire che alla fine la richiesta di fondo era semplice. <strong>Se l&#8217;andare per gradi non è un buon modo, proviamo a immaginarci di usarne un altro: quale?</strong></p>
<h6>Qualche esempio</h6>
<p>Mi sono trovata tante volte nella situazione citata da Cristiano. <strong>Una di queste volte è andata così:</strong> stavamo per pubblicare il corporate blog per un cliente, avevamo condiviso con lui date e modalità di lavoro. A pochi giorni dalla pubblicazione, la mattina alle 8 il cliente mi chiama e inizia a urlarmi al telefono che è inamissibile che il blog non fosse ancora online, perché lui aveva una presentazione quella stessa mattina. Ci aveva persino mandato una mail all&#8217;una di notte per sollecitare la pubblicazione, e che diamine! Filtrando i vari insulti, alla fine capisco che quello che gli serviva era uno screenshot della homepage con il primo post in bozza, perché lui doveva inserirlo nel powerpoint per la presentazione. Preparo la pagina in Photoshop, gli mando la jpg. Fine. <strong>Il procedere per gradi mi ha evitato di allarmare tutto il team e permesso di accontentare il cliente</strong>.</p>
<p><strong>Io vedrei meglio altri esempi. </strong>Un caso classico, che sarà capitato a tutti, è il cliente che vuole un sito di e-commerce con moduli di prenotazione online collegati con inesistenti database e sistemi di pagamento paypal, il tutto senza aver previsto personale dedicato e da realizzare con un budget di 3000 €, che gli sembrano perfettamente ragionevoli. A lui piace il sito di RyanAir, non sarà mica importante se all&#8217;inizio avrà si e no un centinaio di clienti e il suo business riguarda la vendita di salumi (#perdire)?<br />
<strong> Altro esempio: </strong>il Cliente vuole aprire la pagina su Facebook (tanto ce l&#8217;hanno tutti), però poi scopre di non avere la minima idea di che cosa significhi avere un presidio sui social network.<br />
<strong>Faccio un altro esempio di vita &#8220;vissuta&#8221;:</strong> qualche tempo fa, una mia amica mi raccontava che sua madre era arrabbiata perché nessun familiare andava in vacanza con lei dai parenti in Sicilia. Era estate e quindi più o meno tutti avevano già prenotato altre vacanze. Il malumore della madre era un po&#8217; strano perché, arrivata a destinazione, avrebbe avuto tutti i suoi parenti intorno. Ho chiesto alla mia amica se per caso sua madre non avesse solo timore di fare il viaggio da sola, ed è risultato che in effetti bastava accompagnarla all&#8217;aeroporto di Roma. Alla fine, questa soluzione ha davvero accontentato tutti.</p>
<h6>Prodotto, processo, valore.</h6>
<p>Capita costantemente di essere convinti di una cosa e di scoprire che forse non era proprio così, o di volere una cosa e poi scoprire che non era proprio quella cosa lì. <strong>La sfida è individuare i noccioli e trovare le soluzioni migliore per tutti:</strong> è questo (mi sembra) il processo di cui parla Alberto e <a title="il tweet di Jacopo a riguardo" href="http://twitter.com/jacoporomei/status/13595262467448832" target="_self">il valore di cui parla Jacopo</a>. Se non era questo, mi sembra comunque un punto importante su cui costruire un business model solido.<br />
E comunque, per tornare a quel &#8220;99%&#8221; che mi ha lasciato un po&#8217; di stucco, io posso dire che, negli ultimi mesi, sempre più spesso mi trovo davanti clienti smarriti, che chiedono spiegazioni piuttosto che ordinare un prodotto finito.</p>
<h6>Il cliente non ha sempre ragione.</h6>
<p>&#8230;come non è vero che ce l&#8217;abbiamo sempre noi, posso aggiungere. Dire al cliente che, comunque vada, ha sempre ragione significa prenderlo (e prenderci) in giro. Non siamo mica il personale di una nave da crociera! Il procedere per gradi aiuta entrambi (noi e cliente) a<strong> capire che cosa si vuole e che cosa è ragionevolmente possibile fare; e a portare presto a galla le criticità e le opportunità</strong>. È un esercizio che sto cercando di fare praticamente sempre. È chiaro che mi ci vorrà del tempo e il sistema funziona se di fronte a me ho qualcuno che capisce il valore di questo approccio. Con tutti gli altri (che secondo Cristiano sono il 99% e secondo me, facendo un buon lavoro a monte, iniziano a essere molti ma molti di meno) posso scegliere: o lascio perdere, perché vorrebbe dire svalutare il mio lavoro, consegnare un qualcosa che non serve, non fare un buon servizio, rimetterci ecc. ecc.; o proseguo lo stesso, ma sarebbe solo per questioni di compromessi (e qui sono realista). Se accetto il lavoro e mi ritrovo in un nuovo bagno di sangue, cercherò di fare tesoro dell&#8217;esperienza.<br />
Pian piano voglio arrivare al punto di non accettare più determinate modalità di lavoro. Posso (e voglio) darmelo come obiettivo per i prossimi mesi.</p>
<p>Auguri a tutti.</p>
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		<title>I miei social network, oggi.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mauric</dc:creator>
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		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[linkedin]]></category>
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		<category><![CDATA[twitter]]></category>

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		<description><![CDATA[È da quasi tre anni che mi sono inserita nei social network e pian piano ho capito come mi piace usarli. Li considero un tesoro sotto molti punti di vista e, come molti altri, mi sono messa dei paletti per evitare di &#8220;inquinare&#8221; le conversazioni e mantenere una certa coerenza tra l&#8217;uso privato e l&#8217;uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È da quasi tre anni che mi sono inserita nei social network e pian piano ho capito come mi piace usarli. Li considero un tesoro sotto molti punti di vista e, come molti altri, mi sono messa dei paletti per evitare di &#8220;inquinare&#8221; le conversazioni e mantenere una certa coerenza tra l&#8217;uso privato e l&#8217;uso professionale.</p>
<p>Su <a title="rinuncia agli altri, ma a Twitter no" href="http://twitter.com/ilariamauric" target="_self">Twitter</a> (lo so, non è propriamente un social network), <a title="ovviamente sono anche qui" href="http://www.facebook.com/ilariamauric" target="_self">Facebook</a> e <a title="e pure qui" href="http://www.linkedin.com/in/ilariamauric" target="_self">Linkedin</a> continuo ad avere gli stessi dubbi da qualche mese: l&#8217;eccessivo <strong>&#8220;rumore di fondo&#8221;</strong>; la <strong>sperimentazione</strong> e il rischio <strong>spam</strong>; la <strong>qualità della mia rete professionale</strong> e il desiderio/bisogno di mantenere dei <strong>contatti personali/privati</strong>.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1213" title="enjoy the silence" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2010/10/rumore_fondo.png" alt="" width="480" height="270" /></p>
<p><span id="more-1199"></span></p>
<h6>Rumore di fondo</h6>
<p>Twitter e Facebook sono i presidi su cui spendo più tempo. Su Twitter, a oggi, seguo 270 persone ma leggo la maggior parte dei loro tweet &#8220;saltando&#8221;: do un&#8217;occhiata veloce per capire se può interessarmi e poi passo oltre. Sono al <strong>limite della saturazione</strong> e per questo mi capita di rivedere l&#8217;elenco delle persone che seguo. Smetto di seguire quelli che postano solo 15 #FF, checkin da Foursquare, ripetute serie di tweet inutili e neanche divertenti, chi spamma con i giochini di facebook ecc.<br />
L&#8217;unfollow o il &#8220;nascondi&#8221; sono le azioni che compio per ridurre il rumore di fondo, ma ho visto che <strong>non bastano per farmi assorbire i contenuti che considero di valore</strong>. Ci sono troppi account interessanti da seguire e/o spunti da leggere… Ma poi, dopo che ho letto, studiato, conversato mi ritrovo con la difficoltà quotidiana della messa in pratica. Credo di aver bisogno di un ulteriore filtro, ma non capisco come crearlo.</p>
<h6>La sperimentazione e il rischio di spam</h6>
<p>Fino a qualche mese fa, in fondo ai post di alcuni blog vedevo il bottone &#8220;condividi&#8221;, che permetteva di segnalare il post in vari modi (twitter, condividi su fb, technorati, digg, stumbleupon, delicious ecc. ecc.). Troppe possibilità, tant&#8217;è che quasi tutti hanno optato per ridurre a uno, massimo due network. Forse questo cambiamento è dovuto anche alla nuova viralità derivata dal bottone &#8220;Mi piace&#8221;… Comunque sia, anch&#8217;io ho fatto la mia scelta e ho aggiunto i bottoni &#8220;Twitter&#8221; e &#8220;Mi piace&#8221; di Facebook sui miei post.<br />
Negli ultimi mesi ho provato a usare Foursquare e confermo che il checkin mi risulta sempre più indigesto, tanto che proverò Facebook Places. Non rinuncio a Foursquare solo perché considero la geolocalizzazione un trend da tenere d&#8217;occhio e sperimentare. Però così mi ritrovo ad aggiungere rumore di fondo, incrociando informazioni o notizie che non sono di valore per chi mi legge, ma lo sono per me perché cerco di <strong>capire come può funzionare un nuovo strumento e come potrebbe tornarmi utile</strong>, sia a livello professionale che personale.</p>
<p style="text-align: left;">In questi casi, non ho molti dubbi: ho deciso che comunque devo fare le mie prove, giocare e divertirmi come farebbero utenti non addetti ai lavori. E chiudo un occhio sullo spam automatico generato da questi network.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="potesse lo spam finire sempre dritto nel cestino" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2010/10/spam.png" alt="" width="222" height="306" /></p>
<h6>A proposito di spam</h6>
<p>Su Facebook:<br />
non partecipo a nessuna causa;<br />
ignoro quasi tutti gli eventi a cui vengo invitata, rispondo solo a quelli ai quali parteciperò (se riesco ad accorgermi dell&#8217;invito).</p>
<h6>La qualità della rete</h6>
<p>Qui parlo soprattutto di Linkedin e Facebook.<br />
Considero Linkedin il luogo in cui raccolgo i miei contatti professionali; Facebook è un misto di contatti/letture personali o privati.<br />
Per me <strong>Linkedin è un network cruciale per il lavoro</strong>. Mi sto interrogando sull&#8217;opportunità di accettare richieste di contatti da persone che di fatto non conosco. Ho ricevuto richieste da sconosciuti, con cui non ho mai parlato né dal vivo né in rete. In questi casi, ho accettato la richiesta e ho provato a capire che tipo di lavoro facessero. Ho deciso che se non ricevo risposta entro un giorno, elimino la connessione, perché chi mi ha cercato non ha aggiunto nessun valore al nostro collegamento. Mi è sembrato solo che la richiesta fosse funzionale al numero di connessioni e non alla reale conoscenza. In effetti, d&#8217;ora in avanti potrei non accettare la connessione se prima non abbiamo parlato, ma il rischio è di ottenere risposte finché non concedo il contatto&#8230; dopodiché silenzio.</p>
<p style="text-align: left;"><img class="size-full wp-image-1207 aligncenter" title="contatti" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2010/10/contatti.png" alt="" width="480" height="180" /><br />
Su Facebook, ho superato i 400 amici: tra questi, solo un centinaio sono persone che conosco realmente. Seguo solo una parte dei miei &#8220;amici&#8221;, o perché lo sono realmente o perché fanno segnalazioni che per me sono interessanti o divertenti. Da qualche mese, come dicevo, ho iniziato a usare il filtro &#8220;nascondi&#8221; per ridurre il rumore di fondo, ma questa scelta mi ha messo di fronte alla domanda che mi sono fatta anche per Linkedin: che senso ha connettersi a una persona che poi non seguo? Avrei solo un vantaggio opportunistico, cioè essere letta anche da persone che io non seguo.</p>
<p>Mi chiedo se quindi dovrei avere un comportamento più netto su questi due network. Su Linkedin ho meno dubbi: <strong>se abbiamo avuto modo di conoscerci in qualche modo a livello professionale, accetto o cerco la connessione</strong>. Su Facebook continuo ad avere dubbi, perché per me è un luogo più privato che professionale, ma in cui<strong> l&#8217;aspetto virale e le opportunità professionali sono svariate e sfaccettate</strong>.</p>
<p>Se avete tempo, sarei contenta di sapere che domande vi state facendo voi e come avete deciso di comportarvi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Cambio vita (professionale).</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 20:52:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mauric</dc:creator>
				<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 7 gennaio 2010 ho rassegnato le dimissioni. Per diversi mesi ho cercato di fare il punto e ho pensato a quello che vorrei fare, alle cose che mi danno soddisfazione e a quelle che mi piacciono di meno. Ho provato a fare i conti, immaginarmi scenari, valutare i pro e i contro&#8230; e alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 gennaio 2010 ho rassegnato le dimissioni. Per diversi mesi ho cercato di fare il punto e ho pensato a quello che vorrei fare, alle cose che mi danno soddisfazione e a quelle che mi piacciono di meno. Ho provato a fare i conti, immaginarmi scenari, valutare i pro e i contro&#8230; e alla fine mi sono detta: o lo faccio ora o non credo ci riuscirò di nuovo. Scritta così suona un po&#8217; melodrammatica, lo so <img src='http://www.ilariamauric.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' />  In fondo parlo di lavoro, ok&#8230; Ma quando, nel mio caso, il lavoro offre diversi momenti in cui posso mettere a frutto le mie passioni e i miei studi, il cambio di vita professionale diventa un po&#8217; (o forse molto) anche cambio di vita personale. E quindi ho voluto rifletterci molto.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-582" title="ho fatto il salto" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2010/01/cavallo1.png" alt="ho fatto il salto" width="480" height="324" /></p>
<p><span id="more-567"></span>Sarà che ho 34 anni (e mezzo) e che 10 anni in questo settore non mi sembrano pochi. Sarà che gli ultimi 2 anni li ho passati a lavorare ma anche a studiare e aggiornarmi in ogni momento extra-lavorativo. Comunque sia, <strong>ho iniziato a sentire un&#8217;esigenza sempre più forte di essere libera</strong>. Libera da cartellini e controlli, libera di dedicare tempo alla formazione e all&#8217;aggiornamento, nei modi e agli orari che preferisco. Una professione come la mia sfugge alle regole del cartellino e dello straordinario: una buona idea può venire a mezzanotte; il desiderio di approfondire una notizia, una tecnica o di &#8220;smanettare&#8221; per capire una qualche novità può folgorare a mezzogiorno&#8230; tutte cose che non si sposano bene con la normale esigenza di produttività richieste ai dipendenti di un&#8217;azienda. O, almeno, <strong>questo è quello che sento io &#8211; per me &#8211; a questo punto della mia vita</strong>.<br />
C&#8217;è un altro aspetto, forse anche un filo masochista: quello di <strong>prendermi le responsabilità, metterci la faccia e godermi onori e oneri</strong>. E poi, ho capito di aver <strong>bisogno di leggerezza</strong>: lavorando da sola, posso decidere di sbattere il muso dove voglio, investire tempo e scoprire che forse l&#8217;ho solo sprecato, tentare strade diverse, altri metodi, nuovi approcci e modalità di lavoro, nuove persone, nuovi collaboratori, nuovi punti di vista. <strong>Tutto nuovo</strong>.</p>
<p><strong>Ho voglia di mettermi in gioco e rischiare</strong>: due cose che mi fanno un po&#8217; paura, perché perdo la sicurezza del posto fisso, soprattutto in questo particolare momento di crisi&#8230; ma vorrei acquistare una prospettiva completamente nuova sul lavoro, sperando mi porti stimoli di ogni genere.</p>
<p>In poche parole, <strong>penso che sia arrivato il momento di scommettere sulla mia professionalità</strong>.<br />
Ecco perché sono contenta di aver lavorato per tanti anni con il Gruppo Manservigi e che i miei titolari abbiamo compreso i motivi di questa scelta. Faremo ancora strada insieme, solo che io ho bisogno di cambiare, muovermi, esplorare nuove aree. Mi aspettano momenti tosti. <strong>Immagino fasi difficili e sorprese di ogni tipo</strong>&#8230; alla faccia della libertà! <img src='http://www.ilariamauric.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />  Sarà così almeno finché non avrò trovato un nuovo ritmo e non avrò fatte tesoro delle esperienze che mi aspettano.</p>
<p>Quindi, dal 16 febbraio potrò svolgere il mio lavoro di art director come <strong>libera professionista</strong>.<br />
Grazie a tutti quelli che mi hanno consigliato e dedicato un po&#8217; del loro tempo. <strong>Grazie in particolare a mia sorella Barbara</strong>, senza la quale avrei avuto solo nebbia e indecisione in testa.</p>
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		<title>La mia riflessione sulla seconda bozza per gli IWA Italy Skill Profiles.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 07:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilaria Mauric</dc:creator>
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		<category><![CDATA[IWA]]></category>
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		<description><![CDATA[Circa un mese fa su LinkedIn, il Gruppo IWA Italy Web Skills Profiles ha segnalato la pubblicazione della seconda bozza sui profili professionali del web. Questo documento nasce da una discussione avviata ormai da molti mesi. Dopo la sua pubblicazione, ho letto i vari documenti ed espresso alcune perplessità che ho condiviso con Pasquale Popolizio. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa un mese fa su LinkedIn, il Gruppo IWA Italy Web Skills Profiles ha segnalato la pubblicazione della <a title="La seconda bozza degli Skill Profiles" href="http://www.skillprofiles.eu/profili-professionali-web/" target="_self">seconda bozza sui profili professionali del web</a>.<br />
Questo documento nasce da una discussione avviata ormai da molti mesi. Dopo la sua pubblicazione, <strong>ho letto i vari documenti ed espresso alcune perplessità che ho condiviso con</strong> <a title="guarda il suo profilo su LinkedIn" href="http://it.linkedin.com/in/pasqualepopolizio" target="_self">Pasquale Popolizio</a>. Pasquale si è offerto, in breve tempo, di iscrivermi al gruppo di discussione. Ho molto apprezzato l&#8217;atteggiamento di apertura e la volontà di confronto del gruppo IWA, incaricato di portare a termine un compito che non dev&#8217;essere affatto semplice.<br />
Gli strumenti a disposizione per discutere con il Gruppo non mi sono del tutto familiari, perciò ho deciso di esprimere qui le mie impressioni sulla nuova bozza e di segnalare in breve la mia principale perplessità. In questi giorni, proverò a discutere nella mailing list del Gruppo il punto su cui sono dubbiosa.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-394" title="quelli che restano di là" src="http://www.ilariamauric.it/wp-content/uploads/2009/11/091118_post_skill1.jpg" alt="quelli che restano di là" width="480" height="270" /><em>(questa volta il disegno è mio, e si vede <img src='http://www.ilariamauric.it/wp-includes/images/smilies/icon_razz.gif' alt=':P' class='wp-smiley' /> )</em></p>
<p><span id="more-369"></span>Una parte del lavoro che svolgo prevede che mi occupi del design di un sito web. Per farlo, conosco i principi tecnici generali che tengono in piedi una pagina web, in più aggiungo la professionalità che ho nel campo della grafica e della comunicazione, in modo che <strong>ogni sito risulti unico, fatto su misura e che, in una parola, comunichi.</strong> Il mio collega <a title="Ale su LinkedIn" href="http://it.linkedin.com/in/alessandroviolini" target="_self">Alessandro</a> si occupa di tradurre in html e css le mie pagine, scrivendo un codice estremamente preciso e attento agli standard richiesti. In poche parole, io sono il (o dovrei dire &#8220;la&#8221;? &#8230;mi suona male!) <a title="leggi la definizione su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Interaction_design" target="_self">designer dell&#8217;interfaccia</a> e Alessandro è il <a title="leggi la definizione su Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Web_design" target="_self">web designer</a>. In passato, ho lavorato in questo modo sia per <a title="vai al sito Pleiadi" href="http://www.pleiadi.it" target="_self">Studio Pleiadi</a>, con altri colleghi; che con <a title="guarda il suo profilo su LinkedIn" href="http://it.linkedin.com/in/darkmavis" target="_self">Alessio</a> e <a title="guarda il suo profilo su LinkedIn" href="http://ie.linkedin.com/in/massimilianorosorani" target="_self">Massimiliano</a>. Non ricordo di aver mai avuto problemi di comprensione o di lavoro con questi professionisti, anzi: il mio approccio più creativo, meno infuenzato dai presunti limiti tecnici, ci ha spesso stimolato a trovare nuove soluzioni e ha permesso a me di avere un quadro sempre più chiaro dei confini entro cui muovermi, grazie alle profonde competenze dei colleghi con cui lavoro (oppure ho lavorato).</p>
<p>Sulla seconda bozza degli Skill Profiles sono andata a leggere il punto in cui avrei dovuto trovare le professionalità mie e quelle dei colleghi che ho citato. Ho scoperto che <strong>un profilo come il mio non è previsto se non in minima parte nella figura dello UX Designer</strong>; Alessandro, Alessio e Massimiliano sono possono riconoscersi in larga misura nel ruolo di Front End Web Developer, anche se ognuno di loro avrà competenze sfumate anche in altri ambiti.<br />
Due chiacchiere con <a title="non devo neanche più presentarlo..." href="http://www.4everyoung.it" target="_self">Adriano</a>, qualche giorno fa in pausa pranzo, mi hanno fatto molto riflettere, come sempre. Il documento che sta producendo IWA individua le professionalità che stanno nascendo ora e che tra qualche anno saranno richieste, perché è così che si sarà trasformato il web. Potrei dire, in poche parole, che lo UX Designer è il mestiere che dovrò arrivare a fare tra qualche anno, se voglio rimanere al passo con i tempi e con le esigenze richieste dagli scenari che si stanno formando, per quanto riguarda la sfera di internet. Da questo punto di vista, la seconda bozza degli IWA è diventata per me molto stimolante e mi sta aiutando a dare <strong>una prospettiva di studi e aggiornamento al mio futuro</strong>.</p>
<p>Il punto su cui ho iniziato a discutere con il Gruppo di lavoro degli Skill Profiles riguarda la <strong>mancanza di una figura professionale che abbia capacità creative e grafiche</strong>. Queste abilità sono richieste allo UX Designer, ma vengono presentate come marginali e entro limiti molto vaghi (web graphics, web design, accessibility design).<br />
Proprio pochi giorni fa è uscito <a title="leggi l'articolo &quot;Un processo. Rendere flessibile il Visual Design.&quot; su UXMagazine" href="http://www.uxmagazine.it/visual-communication-design/processo-rendere-flessibile-il-visual-design/" target="_self">questo articolo su UXmagazine</a>: il processo di cui si parla nell&#8217;articolo è relativo all&#8217;impatto grafico, cioè allo stile comunicativo che si vuole dare a un sito web. L&#8217;esempio analizzato è molto lungo e le figure coinvolte sono quelle del visual e del communication designer (confesso di non avere ben chiaro quante tipologie di designer esistano a oggi e che cosa sia loro richiesto di sapere fare esattamente). Queste figure lavorano insieme per <strong>decidere che faccia avrà un nuovo progetto web</strong>. Secondo me, queste figure creative dovrebbero lavorare insieme agli UX Designer o i Front End Web Developer, che trasfomeranno il design in codice, faranno testi di usabilità ecc. ecc. Se poi esiste una sola figura che sappia fare molto bene sia il creativo che lo UX Designer o il Front End Web Developer, tanto meglio. Anche se raramente un processo creativo per un sito web si sviluppa con ricerche così lunghe, mi sembra che affiancare l&#8217;articolo appena citato alla seconda bozza degli Skill Profiles sia utile a fermarsi a riflettere sul fatto che <strong>il web non è solo tecnologia, righe di codice e programmazione, seo &#8211; serp, webmarketing, social networks&#8230;. ma è anche comunicazione</strong>.</p>
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