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18 gennaio 2013

Cooper U – corso di Interaction Design (giorno 3): appunti sparsi


Il titolo di questa terza giornata è stato “framework” ed è stata condotta quasi sempre da Chris. È stata veramente intensa ed effettivamente mi sono mossa in un territorio che conosco bene. Ma ho lavorato sui miei wireframe in modo diverso dal solito e, in più, sono rimasta sorpresa dal risultato che abbiamo ottenuto, sia grazie al lavoro fatto a monte che a qualche piccolo e utilissimo trucco.
La giornata di ieri era terminata con lo storyboard dei momenti chiave relativi al goal scelto per Ellen, la persona che abbiamo creato.

Mi aspettavo di dover trasformare questo storyboard in scenario e invece abbiamo iniziato a produrre alcune soluzioni che, alla fine, ci hanno aiutato a ridefinire il goal di Ellen. Il metodo lo chiamano (mi sembra) “5 minutes ideas” e serve a fare brainstorming sulla ux, usando il pensiero laterale. È un momento molto creativo e divertente, perché tutto è ammesso.

5 minutes ideas

Su tre foglietti abbiamo schizzato molto molto rapidamente 3 le schermate dell’interfaccia, concentrandoci sul concept. La prima soluzione proposta era piuttosto meccanica e classica. Dopo un breve confronto per spiegare l’idea, ne sono venute fuori altre che abbiamo schizzato di nuovo, con la stessa modalità ultrarapida. In 15 minuti abbiamo individuato la prima “big idea” che avrebbe consentito a Ellen di raggiungere il suo obiettivo. Questo piccolo trucco per fare brainstorming mi ha dato molta soddisfazione!
Solo a questo punto, abbiamo ridisegnato anche lo storyboard dei momenti chiave, perché la big idea individuata ha ridefinito gli step che avevamo ipotizzato. Ed in effetti così è stato: grazie alla big idea trovata, lo storyboard è cambiato proprio nel punto cruciale (come/quando la nostra persona gestisce le informazioni aggiuntive come data, luogo, categorie ecc.).

ridefinire i momenti chiave

L’esercizio successivo è stato di trasformare lo storyboard in scenario, descrivendolo per punti elenco e assegnandogli un titolo. Il tutto andava scritto usando sempre la persona (Ellen) come protagonista.

descrivere lo scenario

Definito lo scenario, ci siamo appuntati su altri post-it le attività che conteneva (lato utente e lato sistema). Queste note ci sarebbero servite per passare alla soluzione, descritta producendo gli schizzi delle schermate chiave. Anche in questo caso, abbiamo iterato più volte sugli schizzi, per discuterli in pair e trovare soluzioni migliorative. Qui mi sono sentita proprio a mio agio, ma stavo lavorando su una soluzione di interfaccia che non mi sarebbe mai venuta in mente!

primi schizzi

L’ultima parte della giornata è stata dedicata a presentare le soluzioni trovate. Chris ci ha dato alcuni preziosi suggerimenti per fare una buona presentazione e poi ci ha chiesto di esporre le nostre idee: in 3 minuti, abbiamo dovuto introdurre la persona, spiegare lo scenario scelto e raccontare la proposta di interfaccia individuata. Grazie a questo esercizio, abbiamo capito che la Persona deve guidare l’esposizione e, anzi,  deve essere presentata come se fosse reale. Durante questa sessione, ogni squadra ha raccolto feedback e suggerimenti dalle altre, così abbiamo dedicato l’ultima mezz’ora a revisionare la soluzione proposta.

Schizzi e flussi

In uno dei break, ho chiesto come fanno in Cooper a far diventare tutto questo agile. Chris mi ha confermato che gli scenari possono essere usati come epic stories e le personas come gli attori delle storie (“Come Ellen voglio modificare le categorie associate alla mia foto perché non mi piacciono quelle assegnate automaticamente dall’app”). Inoltre, durante lo sprint zero, il team di sviluppo lavora sulle parti più funzionali e conosciute (un sistema di login, lo share ecc.), mentre il team di design raccoglie interviste, progetta personas e scenario e arriva a proporre le prime soluzioni di interfaccia per gli obiettivi che presentano più incertezze.

Anche oggi ho ricevuto due bei consigli di lettura:

In più, ci hanno regalato 3 libri: “About face 3.0″ e “Inmate are running the Asylum”, di Alan Cooper; “Designing for the digital age” di Kim Goodwin. Anche Chris ha scritto il suo libro, si intitolo “Make it so” e sembra promettere bene.

Domani è l’ultimo giorno e sarà tostissimo: rifaremo le cose fatte in 3 giorni in un giorno solo, lavorando su un progetto nuovo.

6 Commenti
  • Grazie mille per questi splendidi resoconti. Perché non fai un bel seminario al tuo ritorno? In bocca al lupo per l’ultima sessione! :-)

  • io voto ellen p forever

  • ma naturalmente non ho mai letto né visto il tuo blog

  • Ciao,
    complimenti per la bella esperienza e per il racconto dettagliatissimo che ci stai facendo.
    Appoggio la proposta del seminario, anzi sarei felice di parteciparvi.
    In bocca al lupo per tutto.

    Tiziana

  • Un seminario? Non ci avevo pensato…

    Grazie per il suggerimento e per gli apprezzamenti!

  • Davvero, se fai un Seminario, parteciperei volentieri anch’io.

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