Ilaria Mauric - art director - interface designer


Adattivo e responsivo: che significa?

19 dicembre 2011


Nel 2011 abbiamo assistito al boom definitivo degli smartphones e dei tablet. Non starò qui a tediarvi con infografiche e statistiche. Il trend è talmente chiaro… e io stessa da tempo faccio i conti con questi nuovi contesti di utilizzo.
Per me vuol dire imparare a ragionare secondo nuovi paradigmi e imparare anche un nuovo vocabolario (anche se ho scoperto che di responsività si parlava già da molto, ma molto tempo).
Ho un dubbio… diciamo “linguistico” che ho provato a fugare grazie ad alcuni articoli e libri che cito in fondo. Avevo anche scritto un tweet in cui chiedevo se qualcuno conoscesse la differenza tra le due definizioni “adaptive design” e “responsive design” (e ci sarebbe anche il “reactive design”). Qualcuno mi aveva suggerito di avventurarmi nel territorio dei “sistemi complessi” (?). Così ho deciso di scrivere questo post.

Quando posso parlare di adaptive design (design adattivo) e quando di responsive design (design responsivo)? sembra una questione di lana caprina, ma come diceva qualcuno, le parole sono importanti. C’è un sovrapporsi di significati che mi hanno reso difficile il tentativo di alzare la nebbia. Per ora i contorni che ho individuato io sono questi, ma fatemi sapere se li trovate scorretti, oppure se in altri ambiti (sviluppo, ingegneria o altro) vengono usati diversamente.

Design adattivo

Su Treccani ho trovato questa definizione per “adattivo“:

adattivo agg. [der. di adattare sul modello dell’ingl. adaptive «capace di adattamento»]. –
1. In psicologia e in etologia, che riguarda l’adattamento o che favorisce il processo di adattamento: facoltàdifficoltà adattive.
2. Nella tecnica dei controlli automatici si parla di controllo a. quando gli interventi sul sistema controllato sono effettuati tenendo conto non solo dello stato del sistema, ma anche di tutti i parametri che caratterizzano l’efficacia del controllo.”

Ipotizzo che un design adattivo è tale se il risultato si adatta alle caratteristiche del dispositivo (in origine avevo scritto “ai limiti imposti da…” ma voglio vietarmi di parlare di limiti).
Nella frase finale di questo post, Zeldman limita la definizione all’aspetto visuale (tra l’altro parla di responsive e non di adaptive design). Il rischio di confondere il termine “visuale” con “decorativo” mi sembra ancora alto, quindi preferisco pensare al design adattivo come a un approccio progettuale che include contesto, architettura delle informazioni e interfaccia, oltre all’aspetto puramente grafico.

Design responsivo

La definizione italiana di responsivo direi che porta fuori strada. Per quello che riguarda questo ambito specifico, preferisco rifarmi alla definizione inglese da Wordreference:

responsive, adj.
responding readily and positively.”

Puro e semplice. Applicato al nostro contesto, qualcuno sostiene che la responsività sia un aspetto dell’adattività; altri usano i termini esattamente al contrario. Su questo non sono davvero riuscita a trovare la risposta definitiva. Trattandosi di parole e contesti d’uso nuovi, non posso neanche rifarmi a chissà quale ricerca semantica, quindi per ora ipotizzo che il termine responsivo sia da associare alla risposta del sistema, in conseguenza di un design concepito come adattivo. In questo senso, potrei sostituire il termine design con “layout” e quindi parlare di “layout responsivo”, restringendo il campo dalla teoria (adattività) a una delle pratiche (responsività). Ma temo di aver schematizzato troppo.
Faccio un esempio: se il mio progetto di design adattivo richiede che una griglia di immagini sia presentata come un tile di foto se sono su desktop e come un coverflow se sono su tablet, allora creerò due layout responsivi ad hoc, a seconda cioè della risposta del device (sto navigando da un browser desktop? allora carico il layout a tile. Sono su Safari per iPad? allora carico il layout coverflow con supporto delle gestures).

La cosa fondamentale è che non devono esistere due versioni di uno stesso contenuto. E qui potrei addentrarmi in altre definizioni (progressive enhancements e via dicendo). Mi fermo qui.

Fonti

Le letture che sto facendo sono queste:

e gli articoli / slide da cui sono partita questi:

Spero che mi aiuterete a fare più chiarezza.
Ne approffitto per fare gli auguri a tutti!

categoria: uxdesign, uidesign
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COMMENTI

  1. Marsen scrive:

    Ciao, molto interessante la discussione.
    Io credo che i termini Adattivo e Responsivo possano essere riferiti al procacciamento dei clienti e al rapporto che verrà instaurato con loro in funzione della realizzazione del lavoro finale.
    Si parla infatti di Approccio Adattivo quando “non si va tanto per il sottile”, quando non si spende troppo tempo (e risorse) a fare valutazioni perché si potrebbero rivelare errate. Responsivo invece lo intendo come “conseguente a determinate richieste”.
    Volendo riassumere:
    Adattivo: il cliente ha una richiesta e io lo accontento;
    Responsivo: il cliente ha una richiesta, io gli facico capire che c’è una soluzione migliore!
    Queste sono valutazioni soggettive. Cosa ne pensi?

  2. Ilaria scrive:

    Ciao Marsen, di cosa ti occupi? Il tuo approccio a questi due termini mi sembra provenire da un’area molto lontana dallo sviluppo software, che invece è l’ambito in cui mi sto muovendo io. Mi sembra che anche tu cerchi di definire questi termini basandoti su una tua interpretazione, piuttosto che su una definizione ufficiale. Facendo questa ricerca, ho visto che sono usati in psicologia, con sfumature diverse.

    Grazie per il commento.
    ilaria

  3. Marsen scrive:

    Ciao Ilaria,
    secondo me Adattivo e Responsivo, sono termini che indicano una contrapposizione e quindi possono essere adattati a vari campi. Nel caso del Design, mi trovi d’accordo con quello che hai scritto anche se in effetti non c’è nulla di ufficiale.
    Attendiamo sviluppi…

    PS: in effetti io mi occupo proprio di sviluppo software essendo laureato in Informatica; ho anche effettuato docenze di Web Marketing e quello che sto sperimentando da un po’ di tempo è l’approccio “psicologico” ai clienti che mi ha sempre affascinato (la mia compagna è psicologa ed ho avuto modo di approfondire determinati aspetti della materia), poiché penso che il trittico Informatica/Economia/Psicologia sia la migliore arma nella giungla del lavoro!

  4. Marsen scrive:

    Ecco un interessante articolo sul Responsive Design:
    http://mintdesign.co.nz/blog/responsive-design-what-s-all-the-fuss/

  5. Ilaria scrive:

    Grazie Marsen!

  6. Le definizioni di Marsen mi hanno illuminato… riportato al front end mi viene da dire che:
    Adattivo è quando prevedo un adattamento del layout alle proporzioni e dimensioni dello user agent dell’utente (un po quello che ci obbliga la legge Stanca con il requisito 12 e quello che dice anche le WCAG 2.0). L’adattamento avviene senza precludere contenuti e funzionalità ma è un’adattamento della grafica già esistente con il concetto di “degrado” e che quindi perderà sempre più punti in look & feel e usabilità man mano che la allontaniamo dalle sue proporzioni per la quale è stata progettata.
    Responsivo è quando studio un layout diverso per una o una gamma di proporzioni/dimensioni dello user agent. Il layout sarà quindi calato e cucito su misura per le varie possibilità che prevedo o decido di considerare.

    Ritornando al front end, l’adattività ce l’abbiamo quasi gratis con l’utilizzo di certi framework e una certa maestria nei CSS a buon gusto del front end.
    La responsività richiede una progettazione apposita dal parte del designer delle interfacce e un montaggio ulteriore del front end.

    In passato la fluidità era la prima mossa per un’adatamento del layout ai vari user agent. Ad oggi con media query abbiamo un’arma molto più potente per garantire adattività più efficaci e versatili fino ad arrivare alla vera e propria responsività.

    Leggendo in rete mi rendo conto che molti front end pensano che questa adattività sia un concetto moderno, una preoccupazione/opportunità recente con la massiccia presenza dei nuovi device smartphone e tablet. In realtà non vedo molta differenza con i concetti delle WCAG 1.0 del 1999 quando parlavano di adattamento delle pagine per i diversi user agent che potevano essere browser, risoluzioni molto grandi, o molto piccole, screen reader, browser testuali, lettori braille… oggi si sono aggiunti smartphone e tablet. Il markup è cresciuto e il supporto ai linguaggi HTML e CSS sono aumentati a favore di nuove tecnologie.

    Che ne pensate di questo mio pensiero?

  7. [...] dei due termini facendo emergere il dubbio di quale sia più appropriato in certi ambiti. la discussione che è nata ha portato alla luce una sfumatura che trovo interessante e che provo a spiegare [...]

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