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28 aprile 2011

L’unica situazione in cui (per ora) scelgo la “via analogica”.


Questo inverno ero a Bologna con Renzo Borgatti. A pranzo ho voluto raccontargli brevemente del mio diabete, perché è una malattia che preferisco “dichiarare”. Quando hai il piatto fumante davanti, ti alzi dal tavolo e devi andare in bagno… sembri un deficiente :D

Renzo mi ha chiesto se esisteva qualche app per iPhone che mi aiutava a monitorare le misurazioni che devo fare costantemente. Ovviamente le avevo cercate, ma non mi ero fidata di nessuna. Il fatto è che non puoi permetterti di perdere i dati se perdi o resetti il file o l’iPhone per sbaglio.


Sono tornata tante volte a ripensare alla sua domanda… una geek come me di solito si butta a capofitto sulla tecnologia per vedere se può risolverle un problema, o anche solo per divertirsi di più.
È indubbio che rendere “tecnologiche” alcune fasi della vita di un diabetico potrebbe semplificargli di molto le cose e anche la sua assistenza medica. Ma finché il servizio non è garantito da qualcuno, non lo scelgo.

Mi fiderei se nel mio iPhone avessi un’app consigliata o addirittura prodotta dal mio centro, che registri subito le informazioni che inserisco, in modo che i dottori possano accedere alle informazioni senza consultare i libretti che compilo di volta in volta.

La morale è che, quando si ha a che fare con situazioni davvero delicate, il digitale sembra un giochino: non mi risolve in modo sicuro un problema e non è una questione di divertimento. È una questione di fiducia. L’analogico rimane più rassicurante.

Finora, ho trovato solo questa idea che mi ha davvero entusiasmato:
http://adaptivepath.com/ideas/category/charmr-project

Confesso che ho provato una sana invidia per lo staff di Adaptive Path. Quanto vorrei testare Charmr! E quanto avrei voluto partecipare allo studio di una user experience del genere. Anche se fa un po’ impressione un sistema integrato al corpo… Tutto sommato le penne di insulina sono meno invasive. :P
Troverei semplicemente entusiasmante poter collaborare con il centro antidiabete che mi segue per studiare il modo di integrare le informazioni e dare un senso al passaggio digitale.

Ora che posso dire di conoscere un po’ meglio l’assistenza sanitaria per i diabetici, capisco quanto possa essere complicata l’introduzione di innovazione tecnologica in un sistema complesso, non solo lato utente, ma soprattutto da parte di chi deve rispondere della sua efficienza, giustificarne il costo e misurarne il ROI. E quando si parla di malattie come diabete, la parola ROI acquista una profondità del tutto particolare.

4 Commenti
  • bel post. è un’esperienza molto particolare, ma in realtà ho avuto spesso la stessa sensazione: quante webapps “serie” e “utili” si fanno veramente? l’impressione è che a volte un’app (web/iphone/mobile etc…) è una cosa che usi quando funziona, ma se non c’è pazienza. tutti i protocolli sono costruiti sul principio “the network is unreliable”, su questa base si è costruita la rete più pervasiva del pianeta (con i suoi bei servizi, applicativi, apparecchietti, iphone, etc…) che però a volte si presenta come il “superfluo di cui non si può fare a meno”. il mondo cambia quando si entra in un reparto di ospedale dove la tecnologia è spesso “verdina”, “tondeggiante”, vagamente seventies, rassicurante o inquietante, ma…seria.

  • bella riflessione ila.
    anche io per ora non sono andato oltre l’analogico, ma ho visto che con il glucometro che ho in dotazione è disponibile questo software
    http://www.menarinidiagnostics.it/Prodotti/autocontrollo_diabete/Software-GlucoLog
    che permette, tramite un cavo di collegamento richiedibile gratuitamente dal sito, di scaricare su pc tutti le misurazioni fatte e mette a disposizione molte features tra cui statistiche e la possibilità di esportare i vari dati, da inviare poi al nostro buon dott. boemi :)
    unico problema: il sw è solo per windows! :|

    ah, ecco un altra cosa per cui scegliere la via analogica http://www.youtube.com/watch?v=7n-t3_aq2LQ :)

  • @mauro: ho sentito davvero tante persone dire “Ma come facevo prima di avere uno smartphone”? Me lo sono chiesta anch’io, quando ho iniziato a usare dropbox, oppure quando ho dovuto riformattare il telefono ed è bastato ripristinare i backup per avere tutto come prima. Escludendo le app che uso per lavoro o navigare sui social network, quelle che finora sono state risolutive in alcune situazioni sono state iMetano, ProntoTreno, Fineco e Shazam. Cioè tutte quelle che sono state “contestualmente” utili. Tutte le altre sono sicuramente rinunciabili. Relativamente al discorso “app per la registrazione dei valori glicemici”, la domanda che continuo a farmi è: vorrei davvero concentrare tutte queste informazioni in un solo oggetto? E dargli quindi tutto questo “potere”? D’istinto, mi viene da dire di no.

    @daniele: Norah Jones su vinile è emozionate davvero, grazie per il link… Avevo letto dell’applicazione che mi segnali, ma infatti non ho potuto testarla perché gira solo su Windows. Se ci pensi bene, che cosa buffa… chi l’ha implementata ha dato per scontato che gli utenti diabetici non usano mac, LOL!

  • Bel post! Anch’io qualche volta ho ripensato a quella discussione. Mi scappa da ridere quando sento qualcuno dire che non potrebbe vivere senza Evernote (ad esempio)… per carita’ tante belle applicazioni in giro e molto utili, ma quando le confronti con un’applicazione che se scritta male puo’ essere nociva alla salute il concetto di software/hardware ben testato assume tutta un’altra connotazione.

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