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Social Networks

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22 ottobre 2010

I miei social network, oggi.


È da quasi tre anni che mi sono inserita nei social network e pian piano ho capito come mi piace usarli. Li considero un tesoro sotto molti punti di vista e, come molti altri, mi sono messa dei paletti per evitare di “inquinare” le conversazioni e mantenere una certa coerenza tra l’uso privato e l’uso professionale.

Su Twitter (lo so, non è propriamente un social network), Facebook e Linkedin continuo ad avere gli stessi dubbi da qualche mese: l’eccessivo “rumore di fondo”; la sperimentazione e il rischio spam; la qualità della mia rete professionale e il desiderio/bisogno di mantenere dei contatti personali/privati.

Rumore di fondo

Twitter e Facebook sono i presidi su cui spendo più tempo. Su Twitter, a oggi, seguo 270 persone ma leggo la maggior parte dei loro tweet “saltando”: do un’occhiata veloce per capire se può interessarmi e poi passo oltre. Sono al limite della saturazione e per questo mi capita di rivedere l’elenco delle persone che seguo. Smetto di seguire quelli che postano solo 15 #FF, checkin da Foursquare, ripetute serie di tweet inutili e neanche divertenti, chi spamma con i giochini di facebook ecc.
L’unfollow o il “nascondi” sono le azioni che compio per ridurre il rumore di fondo, ma ho visto che non bastano per farmi assorbire i contenuti che considero di valore. Ci sono troppi account interessanti da seguire e/o spunti da leggere… Ma poi, dopo che ho letto, studiato, conversato mi ritrovo con la difficoltà quotidiana della messa in pratica. Credo di aver bisogno di un ulteriore filtro, ma non capisco come crearlo.

La sperimentazione e il rischio di spam

Fino a qualche mese fa, in fondo ai post di alcuni blog vedevo il bottone “condividi”, che permetteva di segnalare il post in vari modi (twitter, condividi su fb, technorati, digg, stumbleupon, delicious ecc. ecc.). Troppe possibilità, tant’è che quasi tutti hanno optato per ridurre a uno, massimo due network. Forse questo cambiamento è dovuto anche alla nuova viralità derivata dal bottone “Mi piace”… Comunque sia, anch’io ho fatto la mia scelta e ho aggiunto i bottoni “Twitter” e “Mi piace” di Facebook sui miei post.
Negli ultimi mesi ho provato a usare Foursquare e confermo che il checkin mi risulta sempre più indigesto, tanto che proverò Facebook Places. Non rinuncio a Foursquare solo perché considero la geolocalizzazione un trend da tenere d’occhio e sperimentare. Però così mi ritrovo ad aggiungere rumore di fondo, incrociando informazioni o notizie che non sono di valore per chi mi legge, ma lo sono per me perché cerco di capire come può funzionare un nuovo strumento e come potrebbe tornarmi utile, sia a livello professionale che personale.

In questi casi, non ho molti dubbi: ho deciso che comunque devo fare le mie prove, giocare e divertirmi come farebbero utenti non addetti ai lavori. E chiudo un occhio sullo spam automatico generato da questi network.

A proposito di spam

Su Facebook:
non partecipo a nessuna causa;
ignoro quasi tutti gli eventi a cui vengo invitata, rispondo solo a quelli ai quali parteciperò (se riesco ad accorgermi dell’invito).

La qualità della rete

Qui parlo soprattutto di Linkedin e Facebook.
Considero Linkedin il luogo in cui raccolgo i miei contatti professionali; Facebook è un misto di contatti/letture personali o privati.
Per me Linkedin è un network cruciale per il lavoro. Mi sto interrogando sull’opportunità di accettare richieste di contatti da persone che di fatto non conosco. Ho ricevuto richieste da sconosciuti, con cui non ho mai parlato né dal vivo né in rete. In questi casi, ho accettato la richiesta e ho provato a capire che tipo di lavoro facessero. Ho deciso che se non ricevo risposta entro un giorno, elimino la connessione, perché chi mi ha cercato non ha aggiunto nessun valore al nostro collegamento. Mi è sembrato solo che la richiesta fosse funzionale al numero di connessioni e non alla reale conoscenza. In effetti, d’ora in avanti potrei non accettare la connessione se prima non abbiamo parlato, ma il rischio è di ottenere risposte finché non concedo il contatto… dopodiché silenzio.


Su Facebook, ho superato i 400 amici: tra questi, solo un centinaio sono persone che conosco realmente. Seguo solo una parte dei miei “amici”, o perché lo sono realmente o perché fanno segnalazioni che per me sono interessanti o divertenti. Da qualche mese, come dicevo, ho iniziato a usare il filtro “nascondi” per ridurre il rumore di fondo, ma questa scelta mi ha messo di fronte alla domanda che mi sono fatta anche per Linkedin: che senso ha connettersi a una persona che poi non seguo? Avrei solo un vantaggio opportunistico, cioè essere letta anche da persone che io non seguo.

Mi chiedo se quindi dovrei avere un comportamento più netto su questi due network. Su Linkedin ho meno dubbi: se abbiamo avuto modo di conoscerci in qualche modo a livello professionale, accetto o cerco la connessione. Su Facebook continuo ad avere dubbi, perché per me è un luogo più privato che professionale, ma in cui l’aspetto virale e le opportunità professionali sono svariate e sfaccettate.

Se avete tempo, sarei contenta di sapere che domande vi state facendo voi e come avete deciso di comportarvi.

Categorie:  lavoro
6 Commenti
  • Ciao Ila, piacere di leggerti… come al solito ;)
    Cercherò di rispondere alle tue domande, dandoti il mio umile punto di vista.

    Concordo in pieno sul fatto che alcuni utenti (a volte anche io) facciano un pochino troppo rumore… forse troppa aggregazione di contenuti, forse la poca voglia di pensare dove inserire determinate informazioni (e quindi i nostri followers). A mio giudizio, l’esempio più lampante è quello di 4square. C’è chi fa il check-in al bar perchè in questo modo avvisa i colleghi che a minuti sarà in ufficio… certo, potrebbe essere giusto, ma perchè twittarlo? in fondo i tuoi colleghi, non potrebbero semplicemente controllare la tua posizione sul profilo di 4square?

    Questo, naturalmente è un esempio e come questo potrei farne tanti altri.

    Il nodo di fondo, secondo me, è che sulla rete siamo a volte professionisti, a volte semplici cittadini, amici e parenti. Per me è molto difficile scindere bene le due sfaccetature della mia vita e qui nasce il “rumore”.

    Penso che questo sia il problema di molti, soprattutto con l’avvento di Facebook.

    Su linkedin, la cosa è più semplice: condivido solo i twitter #in e non accetto connessioni che, come dici tu, non hanno valore aggiunto.

    In prospettiva di lanciare il mio nuovo blog, cercherò comunque di mantenere twitter più su un discorso lavorativo (speriamo di farcela) e di utlizzare questo strumento per bilanciare la parte umana e lavorativa della mia vita.

    Per quello che riguarda i contenuti io provo a gestirli così:
    mi ritaglio mezz’ora per leggere solamente i tweet e i feed, scorro i titoli per poi ritornare su quesgli articoli che mi hanno “affascinato” di più. Di solito, cerco di esplorare un argomento al giorno.

    Scelta riduttiva? Forse si, ma in ogni caso non riuscirei a leggere tutto quello che la rete propone quindi ho adotatto la filosofia del “poco, ma buono”.

    Non so se sono stata chiara e se sono riusciata a toccare tutti punti del tuo post. Spero solo di esserti stata in qualche modo di aiuto.

    Buona giornata

  • Per ridurre il rumore su twitter senza perdere il valore hai provato ad utilizzare le liste? Puoi creare liste anche di persone che non segui così se uno ti interessa ma scrive troppo non lo segui ma lo metti in una lista che controlli ogni tanto

  • Per quanto riguarda twitter suggerisco anche io l’approccio delle liste, lo trovo molto utile e funzionale. Twitter è quello che controllo forse più spesso ma più velocemente, proprio per l’alto livello di rumore. Linkedin è il social che mantengo “pulito”, seguo aziende e persone che mi interessano e raramente accetto connessioni solo “per fare numero”. Mi è capitato di contattare sconosciuti ma sempre per la necessità di qualche proposta professionale(magari valutare una collaborazione). Fb rimane ad utilizzo più che altro privato. Per quanto riguarda i “geo” non mi piacciono, non mi divertono e vorrei vederli scomparire, ma tengo d’occhio il settore perché sicuramente ha del potenziale.
    Al momento francamente twitter mi pare quello dove trovo le sperimentazioni più interessanti e che seguo con più curiosità dal punto di vista degli sviluppi futuri (leggi applicazioni basate su)

  • @laura: un’altra cosa che mi porta via molto tempo è la lettura degli rss. Potrei in effetti dedicare un solo arco di tempo durante la giornata a questa attività. Per migliorare la produttività durante il giorno, potrei tenermi questa cosa per ultima. Io invece inizio la giornata da qui… ma temo che non sia in effetti una buona idea.

    @lorenzo e @francesco: proverò senza dubbio le liste di Twitter, non avevo mai pensato a questa soluzione!

  • Sull’onda del tuo post ti proporrei una riflessione ulteriore che porto avanti da tempo ma senza una soluzione particolare (per ora…).
    Come i network possono produrre contatti con persone di qualità?
    In altre parole, presupponendo che uno possa settare i parametri di qualità secondo le proprie convinzioni e gusti come far incontrare persone che hanno gli stessi parametri?
    Le modalità sono tante ma nessuna combinazione per ora definitiva.
    Credo che sia questo il punto a cui tendere, che ne pensi?

  • Ciao Gian,
    per ora l’unico modo che ho trovato per consolidare la qualità della connessione è uscendo dalla rete e, come si dice, mettendoci la faccia (anzi, le facce, visto che ci si incontra con le persone che fino a poco prima erano solo presenze virtuali).
    A oggi, la qualità viene stabilita secondo il sistema delle raccomandazioni o del gradimento. Dovremmo tendere a contatti *di qualità* con persone di qualità.
    Ma non ci ho mai pensato a questo aspetto, in effetti.

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