COSE SCRITTE SOVRAPENSIERO
Uno sguardo oltre l’interfaccia (parte 1).
01 marzo 2010 | di Ilaria Mauric
Sono passati circa 10 anni da quando ho progettato la mia prima interfaccia per il web. Ricordo quando, insieme a Spot e Kappa, cercavamo di inventarci un modo per rendere le nostre grafiche originali.
Pensavamo che Flash oppure i frames potessero rendere le cose davvero speciali. Erano i tempi di Praystation, Natzke, Eboy, Tokidoki e non so quanti altri… Ne discutevamo su DollyDesign, una mailing list di creativi e figure più tecniche… Un giorno Matteo ci inoltra un articolo di Nielsen, il celeberrimo “Flash: 99% bad”. Apriti cielo!
Mi piace quando incappo in giornate come quella, perché sono momenti che arrivano inaspettati e ti fanno girare il cervello e cambiare prospettiva. È stato da lì che ho iniziato a capire che un’interfaccia non doveva essere solo gradevole o emozionante. Non era detto che dovessi provare a stupire qualcuno. Mi era venuto il sospetto che dietro un’interfaccia ci dovesse essere di più: un servizio, per esempio. Oppure la risposta a una domanda.
Così, ho iniziato a buttarmi nella lettura di Nielsen, Boscarol, la Postai, Krug… e, nel giro di qualche mese, la parola “standard” ha iniziato ad assumere un significato nuovo e importante nel mio vocabolario professionale.
Un paio di mesi fa, leggo questo tweet ed eccolo di nuovo, il momento in cui si accende una lampadina e mi viene voglia di guardare in posti in cui non avevo ancora cercato. Il tweet si riferisce al grande tema della “piega della pagina” è sempre stato uno standard di progettazione, ma seguendo alcune regole di progettazione e tenendo conto dei cambiamenti tecnologici sempre più rapidi, la questione della piega sta diventando un mito. Gli utenti scrollano e non è detto che l’attenzione si giochi solo sopra la piega.
Argomento sufficientemente ampio per farmi molte domande sul prossimo progetto grafico ma poi, grazie a una pausa caffè con Adriano, ho scoperto che anche per lui, “markettaro” doc, una progettazione sopra e sotto la piega cambia profondamente anche l’approccio marketing. Mi è venuta voglia di approfondire questi argomenti con lui, perché ho il sospetto che grafica e marketing si sfiorino più spesso di quanto non immaginassi. Una mia scelta grafica ha ripercussioni sull’esperienza che farà l’utente, ma anche sulla brand awareness e reputation, sui risultati nei motori di ricerca (e chi più ne ha più ne metta) e quindi nelle strategie di marketing. Le novità o i cambiamenti degli standard sono fondamentali e andrebbero, come dire… presi per le corna cercando di capirne non solo l’aspetto grafico.
Vorrei chiedere a Adriano se può aiutarmi a tracciare un quadro della situazione: quali valutazioni di marketing fa rispetto a un nuovo progetto web? Come esistono degli standard grafici, esistono anche standard di marketing? Il suo punto di vista lo pubblicherò nel prossimo post, tra qualche giorno.
(fino a qui potrebbe essere un post di introduzione al discorso). Il secondo post potrebbe essere quasi un’intervista in cui, da una domanda all’altra, arriviamo a far convergere marketing e grafica, a tracciare un filo comune.) che ne pensi?
Se può andare, cambio il titolo del primo post e quello che ho tovato ora me lo gioco come titolo per il secondo, in cui “ti intervisto”. E in più inizio mettere a duoco le domande ce vorrei farti… a meno che non ti venga in mente un approccio migliore.
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(prime domande del secondo post…)
Vorrei chiedere a Adriano se può aiutarmi a tracciare un quadro della situazione: quali valutazioni di marketing fai rispetto a un nuovo progetto web? Come esistono degli standard grafici, esistono anche standard di marketing?
categoria: ux design
tag: comunicazione, creatività, design delle interfacce, marketing, standard


sharon sala scrive:
Tema molto interessante. Quando progetto una grafica per il web cerco sempre di tenere conto l’aspetto funzionale del sito, la navigabilità perciò fare in modo che l’utente riesca sempre a raggiungere l’informazione in maniera semplice e intuitiva… e infine cerco sempre di posizionare le informazioni più rilevanti nella piega sopra e a scendere quelle meno importanti. Ultimamente per i siti dinamici imposto una soluzione grafica con dei box comunicativi diversi, poi il cliente da area amministrativa potrà decidere come spostare, in alto e in basso, a seconda di cosa vuole spingere di più in quel momento. In questo modo si riesce anche a soddisfare le esigenze di marketing.
Andrea scrive:
Non dico niente di nuovo quando scrivo che sono diversi anni che “la piega” o “fold” è molto critcata. Uno dei motivi è che non si capisce bene a che altezza stia questa benedetta piega. Mancava forse la prova del nove, che è puntualmente arrivata.
Non so in che manualetto alcuni clienti leggano che gli utenti non scrollino ma le cose da quando il web è nato sono cambiate molto: gli utenti hanno imparato ad usare il mezzo, i monitor hanno aumentato la loro risoluzione e siti come Facebook e MySpace hanno svezzato una generazione di “scrollatori”.
Studiare una pagina web per sfruttare la piega è presentare il prodott/servizio/call-to-action sopra o sotto di questa è sicuramente interessante e viene fatto regolarmente.
RIcordiamoci che c’è vita sotto i 600px!
http://iampaddy.com/lifebelow600/
Ilaria Mauric scrive:
che bello il link che hai postato Andea!
una pagina pensata come quella che vedo nel tuo esempio dimostra quanto studio c’è stato per fare in modo che l’utente scrolli ancora e trovi ancora interessante il contenuto, nonostante la sua posizione “bassa”. Anch’io progetto e progettavo come Sharon, ma ultimamente mi sto interrogando su quanto possa essere davvero opportuno proseguire così, o mettere qualche paletto molto ben ragionato. Nell’esempio che cita Andrea (e mi viee in mente anche il sito Apple…), più che una priorità di contenuti (priorità che può essere rimescolata) vedo una comunicazione degli stessi – quasi una storia che mi porta a girare la rotellina… e se gli amministratori del sito sono sempre liberi di spostare i contenuti a piacimento, la storia si perde. Non voglio dire che dobbiamo limitare la libertà di amministrare il sito, anzi: ma forse è il caso di vedere una pagina non come un insieme di pezzetti slegati da loro. Forse dovremmo vederla più come un puzzle e cercare di costruire dei percorsi che in futuro potranno essere rifatti ex-novo dagli amministratori ( = presumibilmente i nostri clienti). Se questo può essere un nuovo approccio visuale, anche il marketing cambia, perché cambia la posizione dei punti chiave della pagina.
E sì, laltra cosa difficile è far capire tutto questo al Cliente, che vorrebbe tutto in alto, tutto importante, tuto allo stesso livello.
Andrea scrive:
Ilaria, nel tuo ultimo commento hai messo moltissima carne al fuoco. In poche righe sei riuscita a citare alcuni degli argomenti più dibattuti nella comunità dei web designer degli ultimi anni: dallo “storytelling” al fatto che non bisogna pensare di disegnare pagine *template* ma lavorare *sui contenuti* di quelle pagine.
Mi rendo conto che in certi contesti una home page fluida e facilmente modificabile dal cliente sia molto desiderabile, ma non la proporrei mai come prima soluzione.
Chiudo passandoti una presentazione di Khoi VInh che riguarda alcuni argomenti da te citati:
http://www.slideshare.net/khoiv/control-annotated